Quando rispondere alla chiamata?

        Bisogna rispondere subito!
       Subito: questo avverbio di tempo sta scritto due volte nel Vangelo, proprio quando narra la risposta di san Pietro e sant’Andrea, di san Giacomo e san Giovanni alla chiamata di Gesù: «subito, lasciate le reti, lo seguirono» (Mt 4,18-9); «subito, lasciata la barca e il padre, lo seguirono» (Mt 4,22). «Subito»: così bisogna rispondere alla chiamata di Gesù. Lasciare senza indugi ogni cosa, staccarsi con prontezza anche dalle cose più care – genitori, casa, lavoro – per donarsi a Gesù. Non può e non deve esserci altro modo di corrispondere alla divina chiamata.

       «Quando Cristo chiama – ammonisce san Giovanni Crisostomo – esige da noi un’obbedienza così pronta, che non dobbiamo indugiare neppure un istante». Ogni indugio o rimando non può venire che dal maligno, e può essere fatale, come Gesù stesso fece capire a quel giovane che voleva ritardare un poco a seguirlo, per andare prima a salutare i parenti: «Chi mette mano all’aratro e si volta indietro, non è atto al Regno dei cieli» (Lc 9,66).
       A un altro giovane, poi, che chiese di poter andare almeno a seppellire suo padre, prima di seguirlo, Gesù disse queste dure parole: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti!» (Lc 9,62).
       Non si può scherzare con la vocazione. È un dono immenso. Ci viene offerto e ci può essere ritirato anche al primo indugio, con gravi conseguenze per noi e con grande dispiacere del Signore.
       Per questo sant’Alfonso de’ Liguori dice che «quando Dio chiama a uno stato più perfetto, chi non vuole mettere in gran rischio la sua salvezza eterna, deve obbedire ed obbedire subito»; e ancora: «Le chiamate divine a vita più perfetta certamente sono grazie speciali, e molto grandi, che Dio non fa a tutti: per questo ha molta ragione, poi, di sdegnarsi con chi le disprezza».

       Proviamoci ora a immaginare e a chiederci: che cosa mai sarebbe stato di san Francesco se non avesse subito corrisposto all’invito del Signore?
       Se la vocazione è un dono straordinario, viene da sé che, lungi dall’indugiare, è necessario affrettarsi per non rischiare di perdere un bene così grande e per non tardare neppure di un giorno a vivere nella casa dello Sposo.
       Aveva compreso bene tutto ciò l’angelica santa Teresina quando rifiutò il dono di un viaggio in Terra Santa, solo perché le avrebbe fatto ritardare di un mese l’entrata al Carmelo.

       La fuga ardimentosa, lo strappo violento..., tutto bisogna essere pronti a fare per Colui che «mi ha amato e ha immolato se stesso per me» (Gal 2,20), per Colui che ora mi chiama fra «i suoi», perché io sia interamente, esclusivamente suo, senza il cuore «diviso» (1Cor 7,33), tutto consacrato alla gloria di Dio e alla salvezza delle anime.

 

Giovane che leggi, forse una punta di rimorso ti brucia dentro?
Se pensi ai tuoi rimandi a catena, per esaminarti seriamente sulla tua vera vocazione, comprenderai come stai rischiando brutto.
Entra in te, ascolta, rifletti e medita. Fa presto a dire «eccomi, Signore».
Non indugiare e non temere. Confida nel Signore come faceva san Paolo che scriveva: «Tutto posso in Colui che mi sostiene» (Fil 4,13).
Ciò che adesso ti può sembrare difficile e forse ti fa ritardare, ti sarà reso via via più facile appena ti muoverai, come dice il Salmista: «Beato chi trova in te la sua forza e decide nel suo cuore il santo viaggio... Cresce lungo il cammino il suo vigore» (Sal 83,6 e 8).