Le due vocazioni

       Le vocazioni fondamentali per l’uomo sono due: la vocazione al matrimonio e la vocazione alla consacrazione a Dio (sacerdozio, vita religiosa, vita missionaria).
Scriveva già a suo tempo il grande sant’Atanasio: «Due sono gli stati di vita e gli orientamenti fondamentali: quello comune e adatto alle tendenze della vita umana, ed è il matrimonio; l’altro angelico e apostolico, incomparabilmente più elevato: lo stato di verginità e di vita monastica».
       Potremmo dire senz’altro, però, che il termine “vocazione” nel suo senso più stretto esprime la chiamata speciale di Dio al Sacerdozio e alla vita religiosa. Quando si parla di “vocazione”, cioè, si intende sempre parlare della vocazione sacra. Perché? Per la semplice ragione che la chiamata al matrimonio è chiamata nativa, ordinaria, comune, essendo iscritta nella carne e nel sangue dell’uomo; si può dire che è data già per scontata e ha via libera nella vita dell’uomo. La vocazione sacra, invece, esige un intervento speciale di Dio che sospinge dall’alto e verso l’alto, che conduce espressamente sulla strada della consacrazione. «Non a tutti è dato» – disse Gesù, parlando appunto della consacrazione a Dio – ma solo a quelli che Dio sceglie e chiama espressamente (Mt 19,11).
       Del resto, l’esempio della chiamata di Gesù esplicita, diretta, personale, noi la troviamo nel Vangelo solo riguardo agli Apostoli («Seguitemi») e al giovane ricco («Vieni e seguimi»), ed è sempre una chiamata alla consacrazione, una chiamata che in un certo senso si inserisce a sorpresa nel corso ordinario della vita di un uomo, una chiamata voluta espressamente da Gesù: «Non voi avete scelto Me, ma io ho scelto voi» (Gv 15,16).
       Ogni ragazzo e ragazza, ogni giovane, ogni uomo in cerca della sua strada, prima della scelta di uno stato di vita, deve esaminare attentamente quale delle due vocazioni ha ricevuto dal Signore: «Rendetevi conto della vostra vocazione», ammonisce san Paolo (1Cor 1,26).
       Non si può andare alla leggera o alla cieca in una cosa così importante, come la scelta dello stato di vita. Giustamente san Gregorio Nazianzeno affermava che «sbagliata la vocazione, tutto è sbagliato nella vita, tutto va male».

       Quanta incosciente superficialità, invece, è evidente in molti giovani che si decidono al matrimonio…
       Di solito, inoltre, non si esamina pressoché mai se la propria vocazione possa essere quella sacerdotale o religiosa.
       Quanti giovani che si sposano (magari a 18 anni) sono sicuri di fare la volontà di Dio? Quanti di loro, invece, si sono fatti travolgere dalle concupiscenze della carne, mentre erano chiamati da Dio a una vita superiore, alla consacrazione?...

Giovane che leggi, sta attento a non sbagliare!
Ripeti spesso come san Paolo, come san Francesco d’Assisi: «Signore, che vuoi che io faccia?»,
e metti in ascolto il tuo cuore, aperto a compiere incondizionatamente il suo Volere.