Quale vocazione?

       Certo non è facile discernere la vera vocazione, per una giusta scelta da fare. Ma è necessario farlo, perché è cosa che riguarda il destino temporale ed eterno di ogni uomo.
       Il papa Giovanni Paolo II ci ammonisce con la sua solita saggezza paterna: «Ognuno, specialmente se giovane, deve porsi con consapevolezza la domanda fondamentale della propria esistenza cristiana: “A che cosa mi chiama Dio?”».
       Forse non sono per niente pochi coloro che questa «domanda fondamentale» non se la pongono affatto e vivono alla giornata, come si dice, affidandosi al caso, avanzando a casaccio, con una superficialità che fa paura.
       Quanti fidanzati e sposati si sono preoccupati di verificare se Dio ha donato loro ciò che è «meglio» (consacrarsi) anziché ciò che è solo «bene» (sposarsi)?
       Un giorno non lontano, forse, si troveranno con una vita insignificante addosso e si sentiranno spinti tormentosamente – ma troppo tardi – a chiedersi che cosa Dio voleva veramente da loro. Somigliano a quella buona e anziana signora che, durante il viaggio, in pieno oceano Atlantico, chiede finalmente all’ufficiale di bordo: «Scusi, per favore: è proprio questa la nave per l’America?».
       Quanti amari rimpianti spesso si sentono fare sul grave sbaglio di non aver considerato bene la strada da scegliere! Quante vite sciupate per quella mancata «domanda fondamentale» o da farsi a tempo giusto!
       Attenti, quindi a porsi seriamente quella «domanda fondamentale» che esige una risposta altrettanto «fondamentale» capace di farmi vivere gli anni di vita terrestre in ascesa verso il Regno dei cieli, qualunque sia lo stato di vita che Dio abbia stabilito per me. Scultoreamente, sant’Agostino scriveva: «Viviamo inutilmente la nostra vita, se non la utilizziamo a meritare la vita eterna».

 

Giovane che leggi, rifletti su te stesso. Non lasciarti abbagliare dalle seduzioni delle creature o dagli impulsi dei sensi: Guarda innanzi, guarda lontano, pensa all’eternità.
«Che giova all’uomo guadagnare il mondo intero, se poi perde la sua anima?» (Mt 16,26).
È un segno di chiamata capire il valore dell’anima da salvare e da santificare, andando là dove si può garantire meglio la propria crescita spirituale fino alla misura di Cristo (cf Ef 4,13).