«Vieni e seguimi...»

   «Vieni e seguimi» sono le parole che Gesù rivolse al giovane ricco da Lui invitato a seguirlo lungo la via della perfezione. Quel giovane non corrispose alla chiamata di Gesù e si allontanò da Gesù triste (cf Mt 19,16-22) per portare la tristezza tra gli uomini.
    Non si può essere felici senza Gesù. Le medesime parole, Gesù continua a rivolgerle a ogni giovane, prescelto per la vita di consacrazione (vita sacerdotale, religiosa, missionaria, ecc.). È doloroso constatare che molti giovani non corrispondono alla chiamata di Gesù e, similmente al giovane ricco, tristi, portano la loro tristezza nel mondo. Il mondo esercita un certo fascino di seduzione!
    Anche a me il Signore, un giorno disse: «Vieni e seguimi», ma per tanto tempo ignorai la sua chiamata. Ero sedotto dalle attrattive del mondo. L’idea di consacrarmi a Dio era lontana dai miei pensieri. Pensavo unicamente a laurearmi in Economia e Commercio, logico presupposto di una futura attività lavorativa come libero professionista.
    Potevo definirmi un cattolico non praticante. Non pregavo, non mi accostavo ai Sacramenti, non mi preoccupavo di osservare i Comandamenti di Dio, vivevo nel peccato e lontano da Dio.
    Posso affermare sinceramente che la mia vita ha iniziato a cambiare in seguito ad uno schiaffo di mia madre. Ella, in quel modo, voleva convincermi ad andare a Messa la domenica. Devo dire che ci riuscì.  Infatti, quello schiaffo mi fece così riflettere che, da quel momento in poi, cercai di andare tutte le domeniche a Messa.
    Un’altra cosa mi spinse a mutare vita: la lettura di un libro religioso che trattava, tra l’altro, dell’argomento del Giudizio Universale (cf Mt 25,1ss;). Evidentemente, all’inizio mutai il mio comportamento prevalentemente per l’effetto paura. Solo in seguito sopravvenne la consapevolezza che dovevo comportarmi rettamente per dimostrare di amare il Signore. San Giovanni afferma: «Carissimi, da questo sappiamo di aver conosciuto Gesù: se osserviamo i suoi Comandamenti. Chi dice: lo conosco e non osserva i suoi Comandamenti è bugiardo. Ma chi osserva la sua parola, in lui l’amore di Dio è veramente perfetto» (1Gv 2,3ss). Iniziai un cammino di fede, assumendomi anche vari impegni in gruppi parrocchiali.  Ma l’idea di consacrarmi a Dio nella vita religiosa e sacerdotale era ancora molto lontana dalla mia mente. Pensavo solo a fidanzarmi con una ragazza seria, in vista di un santo Matrimonio. Il Signore mi fece incontrare una ragazza di sani principi morali, con la quale sono stato fidanzato due anni. Insieme continuammo il cammino di fede, sotto la guida del nostro Padre spirituale, un santo sacerdote. Il Matrimonio, la famiglia numerosa era il nostro ideale. Pensavamo solo a ultimare gli studi universitari per poi intraprendere un’attività lavorativa e così arrivare al momento della celebrazione delle nozze.
   Il Signore, però, dava a entrambi dei segni di una vocazione speciale, di una chiamata ad una missione più sublime, anche se non ce ne rendevamo conto. Il nostro cuore non era ancora completamente distaccato dalle cose del mondo. Accadeva però, una cosa “strana” (non lo fu più dopo l’entrata in convento): ci distaccavamo gradualmente da tutti e da tutto. Con il passar del tempo niente e nessuno suscitava l’interesse di prima. In questo modo, il Signore ci preparava al “grande passo” dell’entrata in convento.
    Il “grande passo” fu fatto dopo due anni di fidanzamento. Infatti, grazie all’aiuto del Padre spirituale, incominciammo ad avere la consapevolezza che la nostra vocazione, la nostra missione non era il Matrimonio, la famiglia. Pensavamo a una futura separazione, ma con grande sofferenza. Eravamo convinti però, che la nostra felicità dipendeva unicamente dal compiere la Volontà di Dio, che, per fini misteriosi e assolutamente insindacabili, aveva in riserbo qualcosa di più sublime: la vita consacrata. Entrambi entrammo in convento: lei religiosa, io religioso e sacerdote, entrambi felici. E non può essere diversamente: la vita religiosa, infatti, è vita vissuta, attimo per attimo, a servizio dell’amore di Dio e del prossimo. È vita di consacrazione totale a Dio; di donazione a Dio dell’anima e del corpo, attraverso i voti religiosi. È vita di verginità. Il consacrato, infatti, rinuncia alla paternità e maternità fisica (generare la vita naturale, la vita umana, perpetuare la specie umana), per essere immesso in uno stato di paternità e maternità spirituale (generare Gesù nelle anime e condurle alla salvezza eterna). La paternità e maternità fisica hanno limiti ben definiti; la paternità e maternità spirituale non hanno limiti di estensione. Tanti sono chiamati alla vita religiosa, ma pochi vi corrispondono; tanti si comportano come il giovane ricco del Vangelo e vivono, purtroppo, nell’infelicità.
    Invitiamo i giovani a non lasciarsi sedurre dalle cose del mondo, a essere liberi e non schiavi. È veramente libero colui che domina e non colui che è dominato. Il mondo offre sesso, soldi e successo e, di conseguenza, una vita infelice. Chi vive solo per queste cose, chi è schiavo, appunto, non potrà mai essere felice. Chi vive unicamente per Dio, cioè il consacrato, sarà già felice su questa terra e, molto più perfettamente, in Paradiso.