Che cosa renderò al Signore per quanto mi ha dato?

  Sono nata all’estero da genitori emigrati, cattolici, ma non praticanti. Ricordo che quand’ero bambina andavo a Messa la domenica e all’oratorio delle Suore Salesiane, ma tutto questo non mi attraeva per niente. Morto mio nonno, la nonna, malata, venne ad abitare con noi. Ero io a dovermi occupare di lei in tutte le sue necessità, ricevendo la sua benedizione ogni qualvolta le prestavo qualche servizio. Io, però, lo facevo per lei e non per Dio. Purtroppo mia nonna si aggravò e i miei furono costretti a portarla in una casa di riposo perché fosse meglio curata. Ogni domenica, puntualmente, con papà e mio fratello andavo a farle visita. Mi colpiva molto la sofferenza delle persone che stavano lì e il loro stato di abbandono mi lasciava tanta tristezza nel cuore.
  Un giorno mia nonna morì: Gesù la chiamò alla «Patria» del Cielo. Gli anni passavano e i miei sogni si coloravano. Finite le scuole d’obbligo, scelsi, in pieno accordo con i miei genitori, di non continuare più gli studi, ma di cominciare a lavorare come parrucchiera.
  Trovai subito lavoro, purtroppo in un ambiente abbastanza mondano. La Mamma Celeste, però, vegliava su di me affinché il Sangue prezioso del suo Figlio non fosse stato sparso invano.
  Mondo, moda, discoteche, feste, veglioni, amicizie, divertimenti facevano parte della mia vita, anche se, nella comitiva, mi distinguevo perché ero la più seria e taciturna.
  Il 6 dicembre 1984 ebbi un incidente col motorino. Riportai seri danni e i dottori dissero ai parenti presenti in ospedale che ero viva per miracolo. Infatti, il trauma cranico mi fece stare in coma per alcuni giorni. Riaprii gli occhi l’8 dicembre, solennità dell’Immacolata Concezione, ma mi rimaneva una paralisi facciale destra. Dopo altri ricoveri e interventi, andai a ringraziare la Madonna per la guarigione ottenuta.
  Avevo anche un sogno che volevo realizzare ad ogni costo: sposarmi e avere dei figli. Il Signore, però, mi chiamava a ben altro. Tuttavia, si servì anche di questo desiderio per attirarmi a sé. Per sposarmi, infatti, mi era necessaria la Cresima, quindi cominciai a frequentare il corso. Dopo la Cresima continuai a frequentare la parrocchia e, poiché era maggio, ogni sera andavo a pregare il Santo Rosario. Conobbi ben presto cos’era il peccato, e cominciò in me una radicale conversione del cuore.
  Per esigenze familiari mi trasferii in Germania, dove lavoravo di giorno come parrucchiera e di sera in una pizzeria. Qualcosa, però, mi richiamava in Italia, quindi ritornai.
  Con un gruppo di persone andai a visitare un luogo mariano dove chiesi alla Madonna di darmi uno sposo. Pian piano una forza interiore, una spinta spirituale cominciò a trasformare le mie giornate. Nonostante il lavoro mi occupasse molto tempo, andavo in un ospedale per prendermi cura delle persone abbandonate.
  Avevo anche cominciato a riunirmi insieme ad alcune persone per recitare il Rosario. Ogni sabato, poi, andavamo in un luogo mariano dove facevamo veglie di preghiera. Fu lì che conobbi un ragazzo che aveva le mie stesse aspirazioni e pensai che fosse proprio lo sposo mandatomi dalla Madonna.
  Nel frattempo, durante le mie visite in ospedale conobbi un’infermiera che aveva notato qualcosa di particolare in me. Un giorno mi chiese se avessi un padre spirituale. Alla mia risposta negativa seguì la sua spiegazione sull’importanza di avere una guida spirituale e così cominciai la difficile ricerca, che durò mesi.
  Soffrii molto, poiché dapprima mi mandarono da un sacerdote psicologo che mi faceva fare disegni e disegnini. Ricordo che dopo l’ultimo incontro uscii piangendo perché cercavo qualcuno che non trovavo.  Una mendicante mi chiese perché stessi piangendo e, senza rendermene conto, le risposi: «Non potrò mai essere suora!» e lei, con un sorriso, mi rispose: «Sì che lo sarai!».
  Continuai le mie ricerche perché la mia anima non mi dava pace. Trovai un altro sacerdote ma ogni incontro con lui mi lasciava sempre più confusa perché, pur essendo spronata da lui alla vita di grazia e al matrimonio, la mia attrazione, attenzione e tendenza era verso realtà più sublimi che portavo nascoste nel cuore. Benché, infatti, dicessi di volermi sposare non ero felice.
  Riuscivo a mettere a tacere questa voce interiore solo quando mi dedicavo agli altri, agli ammalati. E fu proprio vicino a loro che i miei interrogativi si fecero pressanti. Sposandomi non avrei avuto più tempo per loro. Avrei seguito Gesù, sì, ma da lontano. Mi fu offerto un viaggio a Lourdes come crocerossina. Tornata in Italia, mi venne il desiderio di fare un ritiro. Anche il mio ragazzo fece il pellegrinaggio e il ritiro.
  Al nostro ritorno conobbi un padre che poté finalmente dare una risposta alle mie domande. La sera stessa lasciai definitivamente il mio ragazzo e chiusi la porta al mondo. Dopo qualche giorno d’intensa preghiera, mi recai presso le Suore Francescane dell’Immacolata per un’esperienza che avrebbe dovuto durare solo tre giorni, invece... non tornai più a casa. Ciò che più mi attirò nella vita delle suore, sin dall’inizio, era il loro nascondimento, il loro amore a Gesù e alla Madonna, il loro esempio trascinante. Chiesi alla Madonna la grazia della vocazione ed Ella mi ha esaudita. Ora posso dirmi felice della mia scelta.